LA DONNA DA META' '900 AD OGGI

A partire dagli anni ’50 si realizzano realtà completamente nuove sia politicamente che economicamente, si pensa ad un mondo migliore, esplodono i consumi di massa e si stabilizzano gli orari di lavoro (a 8 ore). La vita sociale del cittadino cambia radicalmente.
Nello specifico la donna e’ liberata dai pesanti compiti tradizionali, ed inizia a pensare di dedicarsi alla carriera, ad una maggiore socializzazione e a ritagliarsi un po’ di tempo libero per se’ stessa.

Dagli anni '60 il cambiamento e’ visibile anche esteriormente, espresso dalla nuova moda della minigonna, dal trucco e dalle acconciature audaci. La donna inizia a mostrare la propria femminilità e ad osare con comportamenti sessuali al di fuori del matrimonio e non ammessi dalla morale tradizionale e dal conformismo.
Ovunque aumentano le iniziative delle donne occidentali per richiamare l'attenzione di tutti sulle discriminazioni che tradizionalmente hanno escluso la donna dalla società. Le donne riescono finalmente ad uscire fuori dall’anonimato.

La contestazione studentesca del 1968, che disprezza le convinzioni pregresse e cerca di creare una cultura alternativa, vede sorgere parallelamente un nuovo femminismo, più radicale rispetto a quello del primo novecento e, che ha come punto cardine, il coinvolgimento della donna anche in politica. Le femministe lottano per la parità tra l'uomo e la donna nel campo del lavoro, per la riforma del diritto di famiglia, e specificatamente in Italia, per l'introduzione del divorzio oltre che la depenalizzazione dell'interruzione di gravidanza.
Per quanto riguarda la sfera privata, nascono ampie ed articolate discussioni sul ruolo paterno e materno all'interno del nucleo familiare.

In Italia il neo-femminismo assume una connotazione radicale che ritiene importante in assoluto la conquista dell'autonomia attraverso una vera e propria rivoluzione simbolica.
Su queste basi negli anni '70 si afferma la pratica dell' “autocoscienza”, consistente in incontri di nuclei composti da sole donne che parlano di sé e del mondo, a cominciare dall'esperienza personale, realizzando così un nuovo modo di far politica.

Nel 1978 viene approvata la legge sull'aborto e ci sono importanti risultati quali la cancellazione del reato di adulterio, il divieto all'uso degli anticoncezionali, l'eliminazione del delitto d'onore.

Negli anni '80 e '90, mutato il clima politico e sociale, si riducono progressivamente tutte le lotte condotte nelle piazze dalle femministe, fino a scomparire totalmente e diventando solo un lontano ricordo.

Ma le donne oggi non restano inattive, si impegnano a rafforzare sempre piu’ la presenza femminile nei partiti, nelle associazioni, nel Parlamento e nei vari livelli della società.

E’ cosi’ che la donna moderna ha spazio libero davanti a se’ e partecipa accanto agli uomini alla vita sociale e lavorativa.
D’altra parte porta un contributo economico decisivo al reddito familiare con il suo lavoro migliorando il tenore di vita della propria famiglia

Tra gli ultimi tabù definitivamente crollati è da ricordare l'apertura dell'Esercito all'arruolamento delle donne.

Oggi, pur nel riconoscimento del ruolo sociale femminile da tutti accettato, e dei progressivi cambiamenti e miglioramenti avvenuti nel rapporto tra uomo e donna nel lavoro, nella famiglia, nel diritto e nella cultura in generale, non si è ancora raggiunta la piena attuazione di quelle “pari opportunità” che sono previste dall'art. 51 della Costituzione.

Bisogna superare antiche e cristallizzate tradizioni, occorre riorganizzare tutta la vita sociale, cosa molto complessa e compito di molte generazioni. Si tratta di un enorme processo in atto e di cui pertanto non possiamo conoscere lo sbocco effettivo.