LA DONNA NELL'800

La donna da sempre ha vissuto in una condizione di subordinazione rispetto all’uomo, è sempre stata vista come donna-madre in grado solo di gestire la casa e di crescere i figli.
La consapevolezza di tale condizione da parte delle donne inizia ad emergere a partire dall’illuminismo e dalla rivoluzione francese periodo in cui si comincia a parlare in modo più chiaro di questione della condizione di inferiorità giuridica, economica e politica della donna. Nonostante ciò i risultati ottenuti in quegli anni sono ancora pochi.

Nell’800 purtroppo la questione femminile rimane prevalentemente intellettuale, ed anche le voci maschili a favore sono poche ed isolate.

Continua a soppravvivere una società in cui la donna ha un ruolo marginale, deve obbiedenza e subordinazione all'uomo e non è in grado di ricoprire un ruolo sociale autonomo senza passare per la mediazione degli uomini. Ad esempio non può amministrare il suo patrimonio: la dote assegnatale all’atto del matrimonio è di proprietà della moglie ma viene amministrata dal marito, le viene solo riconosciuto a volte una piccola somma per le sue esigenze di abbigliamento.

Tuttavia, nelle società occidentali, la sottomissione all’uomo è sempre stata alleviata dal grande rispetto e considerazione riservata alla sposa e alla madre grazie all'impronta cristiana, in base a cui la donna rappresenta l’idea di rigenerazione, di vita, di protezione e di maternità universale, custode del focolare domestico e motore propulsivo della famiglia, nucleo fondamentale della società.

Alla fine dell'800, comunque, le donne sono ancora escluse dal diritto di voto in quasi tutto il mondo, fatta eccezione per Australia, Nuova Zelanda e alcuni Stati americani. In molti paesi le donne non hanno accesso alle professioni liberali; sui luoghi di lavoro sono pagate, a parità di mansioni, meno degli uomini; e all’interno della famiglia si trovano in condizioni di inferiorità nei confronti del marito.
Ma tuttavia qualcosa inizia a cambiare.
Le trasformazioni prodotte dall’industrializzazione modificano la condizione femminile che acquista in parte caratteristiche nuove.

Un mutamento decisivo portato dalle nuove industrie è la separazione tra il luogo di lavoro ed il luogo d'abitazione che per la donna vuol dire: o una nuova possibilità di accedere al mondo del lavoro, con il distacco dall’universo casalingo-domestico, e con notevoli problemi, soprattutto per la donna sposata con figli; o rifiutare questa opportunità per essere sempre più prigioniera della propria condizione familiare, con condizioni di accresciuta subordinazione nei confronti del marito, il solo "a guadagnare il pane".

Un altro fatto chiave per la condizione femminile è l’accresciuto benessere generale che, per la donna dei ceti medi e medio-alti, significa maggiori possibilità d'istruzione, di tempo libero, di attenzioni per se stesse e per i propri desideri e bisogni. Ovviamente la prima e forte conseguenza è la riduzione del numero dei figli.

La crescita economica delle società europee moltiplica dunque le opportunità per le giovani donne di conquistare una propria indipendenza economica temporanea, e per le ragazze dei ceti medi urbani cresce notevolmente la libertà di movimento sociale, con la diffusione di locali pubblici per il ballo e delle attività sportive.

Finalmente qualcosa inizia a cambiare e, aggiungendo a tutti questi processi la diffusione generalizzata degli ideali di libertà e di uguaglianza rispetto al sesso maschile, nascono, intorno alla fine dell’800 e agli inizi del’900, i primi movimenti femministi.